Nelle Prospettive economiche e di bilancio pubblicate il 24 settembre, il CFP prevede che l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) salirà al 3,2% nel 2026, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto alla stima di aprile, dovuto principalmente alla componente energetica.
Entro il 2027, l’inflazione dovrebbe scendere al 2,6%, «di pari passo con la riduzione dei prezzi dell’energia sui mercati internazionali e l’attenuarsi dell’effetto base associato all’aumento registrato nel 2026», ha indicato l’istituzione.
Il CFP ha inoltre avvertito che la componente alimentare costituisce un «contrappeso» a questa traiettoria, dato che le proiezioni dell’Eurosistema di giugno indicano un picco dell’inflazione alimentare nell’area dell’euro nel secondo trimestre del 2027, dovuto principalmente all’aumento del costo dell’energia e dei fertilizzanti nel 2026.
«A questo scenario si aggiunge il rischio di un’interruzione delle esportazioni di cereali attraverso il Mar Nero, a seguito dell’escalation degli attacchi ai porti e alle navi mercantili nel quadro del conflitto tra Russia e Ucraina, che coinvolge due dei maggiori esportatori mondiali di grano», si legge nel rapporto.







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