Il progetto pilota, i cui dettagli sono stati riportati dal quotidiano Público, fissa un termine massimo di 30 giorni per il rilascio dei documenti richiesti, in netto contrasto con i tempi di elaborazione standard dell’agenzia, che possono arrivare fino a quattro anni.

La FDUL è stata scelta per avviare questa fase di sperimentazione grazie alla sua numerosa popolazione studentesca internazionale, che rappresenta circa il 25% del corpo studentesco.

Secondo Público, che cita André Brito, presidente del Gruppo di Studi Luso-Brasiliani (NELB) e membro del gruppo di lavoro del progetto, la fase iniziale dell’accordo riguarda solo gli studenti che richiedono il primo rinnovo del permesso di soggiorno, con l’intenzione di estendere gradualmente il programma ad altri cicli di studio.

Il piano mira a garantire che tutti gli studenti idonei abbiano regolarizzato la propria documentazione entro l’inizio del prossimo anno accademico a settembre, con la possibilità di estendere il modello ad altre facoltà dell’Università di Lisbona qualora gli indicatori di efficienza rimangano positivi.

Questa iniziativa fa parte di una strategia concertata volta a decentralizzare i servizi e a rimuovere gli ostacoli amministrativi nell’istruzione superiore; un accordo simile è già in fase di elaborazione con l’Università NOVA di Lisbona.

A livello nazionale, un altro esempio di questo modello di servizio decentralizzato si trova a Coimbra, dove l’AIMA ha istituito una sede distaccata all’interno dell’università.

Secondo *Público*, Letícia Daniel Coelho, presidente dell’Associazione dei Ricercatori e Studenti Brasiliani (APEB) di Coimbra, ha confermato che questa struttura decentralizzata, con appuntamenti fissati tramite la piattaforma accademica *Inforestudante*, consente la completa risoluzione dei casi, che vanno dal rinnovo dei visti alla concessione della residenza permanente.

L’urgente necessità di ottimizzare questi meccanismi pubblici è stata sottolineata anche dal professor Pedro Carreiro Martins, vicedirettore della Facoltà di Medicina della NOVA, il quale ha evidenziato la necessità di una maggiore efficienza da parte del governo nella gestione del flusso di studenti internazionali; ha citato i vincoli causati dai ritardi cronici nel rilascio dei visti consolari, che spesso si protraggono oltre l’inizio dell’anno accademico.

Il rafforzamento della reattività istituzionale va di pari passo con l’evoluzione demografica del settore: i dati della Direzione Generale per le Statistiche dell’Istruzione e della Scienza (DGEEC) indicano una crescita sostenuta della presenza internazionale nell’istruzione superiore tra gli anni accademici 2015/2016 e 2024/2025, con la percentuale di studenti internazionali che passerà dall’8,8% al 13,5% nei corsi di laurea triennale, dal 18% al 26,2% nei corsi di laurea magistrale di secondo ciclo e dal 5,5% al 18,4% nei corsi di laurea magistrale integrati.