I fattori economici rimangono fondamentali, ma non bastano più, da soli, a spiegare i principali rischi cui sono esposte le organizzazioni. Un conflitto internazionale, una guerra commerciale, un attacco informatico, un’interruzione delle catene di approvvigionamento o un cambiamento normativo possono avere un impatto sull’attività di un’azienda altrettanto significativo quanto qualsiasi indicatore macroeconomico. Questa trasformazione emerge chiaramente dai risultati dell’ultimo barometro di PwC sulle aspettative dei dirigenti per il 2026, che mostra come la competitività, la complessità normativa, l’instabilità geopolitica, la sicurezza informatica e la trasformazione tecnologica siano al centro delle preoccupazioni dei leader aziendali. È interessante notare che questo cambiamento avviene in un contesto in cui la maggior parte delle aziende continua a prevedere crescita e nuovi investimenti, a dimostrazione del fatto che la sfida non è più solo economica, ma è diventata strategica.
Gli ultimi anni spiegano questo cambiamento. La pandemia ha messo in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento globali. La guerra in Ucraina ha posto la sicurezza energetica al centro delle decisioni aziendali. Le tensioni commerciali tra le principali economie mondiali hanno introdotto nuove incertezze negli investimenti internazionali. Allo stesso tempo, la rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale ha creato opportunità senza precedenti, ma anche nuove sfide legate alla sicurezza, alla governance e alla regolamentazione. La geopolitica non è più un argomento lontano: è entrata definitivamente nella gestione delle aziende.
Anche la tecnologia ha profondamente modificato il concetto di rischio. Man mano che le organizzazioni diventano sempre più digitali, aumentano le esigenze in materia di sicurezza informatica, protezione dei dati e continuità operativa. La sfida non consiste più solo nell’adottare nuove tecnologie, ma nel garantire che queste vengano implementate in modo sicuro e resiliente. In questo contesto, la competitività assume un nuovo significato: non dipende più esclusivamente dall’efficienza operativa o dalla capacità di ridurre i costi, ma sempre più dalla velocità di adattamento, dalla diversificazione dei mercati, dalla capacità di gestire i talenti e dalla prontezza a rispondere a un contesto internazionale in continua evoluzione.
Il Portogallo non è immune da questa trasformazione. In quanto economia aperta, integrata nelle catene del valore globali e sempre più attraente per gli investimenti internazionali, beneficia delle opportunità offerte dalla globalizzazione, ma è anche più esposto alle sue vulnerabilità. Per molti anni si è detto che le aziende dovevano imparare a convivere con i cicli economici. Oggi la sfida è più impegnativa: i cicli continuano a esistere, ma coesistono con rischi permanenti che attraversano confini, settori e tecnologie.
L’economia rimarrà sempre un fattore decisivo per il successo aziendale. Ma il rischio maggiore per molte aziende non deriva più dall’economia: deriva dalla crescente imprevedibilità del mondo in cui operano.









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