Oggi Fitch ha appena alzato il rating della Repubblica ad A+, con outlook stabile, ponendo il Paese alla pari con economie quali la Francia e il Belgio e lasciando solo sei Paesi dell’Eurozona con un rating superiore. È difficile trovare un quadro più chiaro della trasformazione finanziaria del Portogallo.
Fitch motiva la decisione con il rafforzamento delle finanze pubbliche, i risultati di bilancio consecutivi, la prudenza adottata negli ultimi anni e, soprattutto, la traiettoria discendente del debito pubblico. L’agenzia prevede che il debito passerà dall’89,7% del PIL nel 2025 all’87% quest’anno e all’82,9% nel 2028. Ma soprattutto, ritiene che il Portogallo abbia migliorato la propria resilienza economica e la capacità di assorbire gli shock. È proprio questo margine che non avevamo quando è scoppiata la crisi del debito sovrano.
Non dovremmo idealizzare la Troika. È stato un periodo estremamente difficile per le famiglie e le imprese, che ha comportato profondi costi economici e sociali. Ma forse ha lasciato un’eredità che oggi stiamo cominciando ad apprezzare. Il Portogallo ha imparato, a proprie spese, che gli squilibri fiscali persistenti hanno delle conseguenze e che la fiducia finanziaria richiede anni per essere conquistata, ma può svanire rapidamente. Da allora, i governi di diversi orientamenti politici hanno mantenuto l’attenzione sui conti pubblici e sulla riduzione del debito. Forse questa è una delle riforme strutturali più importanti e meno riconosciute degli ultimi decenni.
Il cambiamento diventa ancora più evidente se guardiamo all’Europa. Il Portogallo, la Spagna e la Grecia, che quindici anni fa simboleggiavano la fragilità finanziaria dell’Europa meridionale, oggi presentano una dinamica del debito apprezzata dai mercati, mentre alcune delle grandi economie affrontano difficoltà crescenti. Ciò non significa, ovviamente, che il Portogallo abbia un’economia paragonabile a quella francese in termini di dimensioni, reddito o produttività. Significa che gli investitori non si limitano a guardare a ciò che un paese è, ma considerano anche la direzione verso cui si sta dirigendo.
Non dovremmo nemmeno interpretare il rating A+ come una missione compiuta. La stessa Fitch individua nella bassa produttività un limite alla crescita potenziale. Continuiamo ad aver bisogno di maggiori investimenti, aziende più grandi, salari migliori, innovazione e una maggiore capacità di attuazione. Ma affrontiamo queste sfide in una posizione finanziaria incomparabilmente migliore.
Forse questa è la vera notizia. Il Portogallo ha impiegato più di un decennio per trasformare la sfiducia in credibilità. Questa fiducia riduce il rischio, migliora le condizioni di finanziamento e rende il Paese più attraente per chi intende investire a lungo termine.
La Troika ci ha insegnato quanto costa perdere la fiducia dei mercati. Il rating A+ ci ricorda quanto valga la pena recuperarla. La grande responsabilità ora è assicurarci di non sprecarla di nuovo.









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